Ruben Darío
Mia
Mia: così ti chiami. Che armonia maggiore? Mia: luce del giorno; mia: rose, fiamme.
Che aroma spargi nell'anima mia se so che mi ami! Oh Mia! Oh Mia!
Il tuo sesso fondesti con il mio sesso forte, fondendo due bronzi.
Io triste, tu triste... Non devi essere allora mia fino alla morte?
Mia
Nella tranquilla notte, le mie nostalgie amare sorsero, in cerca di quiete, scesi al fresco e silenzioso giardino. Nel cielo oscuro, Venere bella tremolava, come incastonato in ebano un dorato e divino gelsomino.
Alla mia anima innamorata, una regina orientale sembrava, che aspettava il suo amante, sotto il tetto del suo camerino, o che, portata in spalla, la profonda estensione percorreva, trionfante e luminosa, adagiata su un palanchino.
Oh regina bionda! ~dissi~, la mia anima vuole lasciare la sua crisalide e volare verso di te, e le tue labbra di fuoco baciare; e fluttuare nel nimbo che sparge sulla tua fronte luce pallida, e in siderali estasi non lasciarti un momento di amare." L'aria della notte, rinfrescava l'atmosfera calda. Venere, dall'abisso, mi guardava con triste sguardo.
Mare Latino
Qui, accanto al mare latino, dico la verità: sento in roccia, olio e vino, io la mia antichità.
Oh!, quanto anziano sono, Dio santo, oh, quanto anziano sono!... Da dove viene il mio canto? E io, dove vado?
Il conoscermi a me stesso già mi costa molti momenti di abisso e il come e il quando.
E questa chiarezza latina, a cosa mi servì all'entrata della miniera del io e del non io?...
Nefelibata contento, credo di interpretare le confidenze del vento la terra e il mare...
Alcune vaghe confidenze dell'essere e del non essere, e frammenti di coscienze di ora e di ieri.
Come in mezzo a un deserto mi misi a gridare; e guardai il sole come un morto e mi misi a piangere.