Pablo Neruda


Muore lentamente

Muore lentamente chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in sé stesso. Muore lentamente chi distrugge il suo amor proprio, chi non si lascia aiutare.

Muore lentamente chi si trasforma in schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia marca, non rischia di vestire un colore nuovo e non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi fa della televisione il suo guru.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i punti sulle "i" a un turbine di emozioni, proprio quelle che riscattano il brillio degli occhi, sorrisi dagli sbadigli, cuori dagli inciampi e sentimenti.

Muore lentamente chi non rovescia il tavolo quando è infelice al lavoro, chi non rischia il certo per l'incerto per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire dai consigli sensati.

Muore lentamente, chi passa i giorni lamentandosi della sua cattiva sorte o della pioggia incessante. Muore lentamente, chi abbandonando un progetto prima di iniziarlo, non chiedendo di un argomento che non conosce o non rispondendo quando gli chiedono qualcosa che sa.

Evitiamo la morte in dolci rate, ricordando sempre che essere vivi richiede uno sforzo molto maggiore del semplice fatto di respirare. Solo la pazienza ardente farà sì che conquistiamo una splendida felicità.

Poema 20

Posso scrivere i versi più tristi questa notte

Posso scrivere i versi più tristi questa notte. Scrivere, per esempio: «La notte è stellata, e tremano, azzurri, gli astri, in lontananza».

Il vento della notte gira nel cielo e canta.

Posso scrivere i versi più tristi questa notte. Io l'ho amata, e a volte anche lei mi amava.

Nelle notti come questa l'ho avuta tra le mie braccia. L'ho baciata tante volte sotto il cielo infinito.

Lei mi amava, a volte anch'io l'amavo. Come non aver amato i suoi grandi occhi fissi.

Posso scrivere i versi più tristi questa notte. Pensare che non l'ho. Sentire che l'ho perduta.

Sentire la notte immensa, più immensa senza di lei. E il verso cade nell'anima come la rugiada sull'erba.

Che importa che il mio amore non potesse tenerla. La notte è stellata e lei non è con me.

Questo è tutto. In lontananza qualcuno canta. In lontananza. La mia anima non si accontenta di averla perduta.

Come per avvicinarla il mio sguardo la cerca. Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.

La stessa notte che fa biancheggiare gli stessi alberi. Noi, quelli di allora, non siamo più gli stessi.

Non l'amo più, è certo, ma quanto l'ho amata. La mia voce cercava il vento per toccare il suo orecchio.

Di un altro. Sarà di un altro. Come prima dei miei baci. La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.

Non l'amo più, è certo, ma forse l'amo. È così breve l'amore, e così lungo l'oblio.

Perché in notti come questa l'ho avuta tra le mie braccia, la mia anima non si accontenta di averla perduta.

Anche se questo è l'ultimo dolore che lei mi causa, e questi sono gli ultimi versi che io le scrivo.

Il tuo riso

Toglimi il pane se vuoi togli il respiro, ma non togliermi il tuo riso.

Non togliermi la rosa, la lancia che sgrani, l'acqua che di colpo esplode nella tua allegria, l'onda improvvisa di pianta che ti nasce.

La mia lotta è dura e volo con gli occhi stanchi a volte di aver visto la terra che non cambia, ma quando entra il tuo riso sale al cielo cercandomi e apre per me tutte le porte della vita.

Amore mio, nell'ora più scura sgrana il tuo riso, e se di colpo vedi che il mio sangue macchia le pietre della strada, ridi, perché il tuo riso sarà per le mie mani come una spada fresca.

Accanto al mare in autunno, il tuo riso deve alzare la sua cascata di schiuma, e in primavera, amore, voglio il tuo riso come il fiore che io aspettavo, il fiore azzurro, la rosa della mia patria sonora.

Ridi della notte del giorno, della luna, ridi delle strade storte dell'isola, ridi del goffo ragazzo che ti ama, ma quando io apro gli occhi e li chiudo, quando i miei passi vanno, quando tornano i miei passi, negami il pane, l'aria, la luce, la primavera, ma il tuo riso mai perché mi morirei.

Mi piaci quando taci

Mi piaci quando taci perché sei come assente, e mi ascolti da lontano, e la mia voce non ti tocca. Sembra che gli occhi ti siano volati via e sembra che un bacio ti abbia chiuso la bocca.

Come tutte le cose sono piene della mia anima emergi dalle cose, piena dell'anima mia. Farfalla di sogno, ti somigli alla mia anima, e ti somigli alla parola malinconia;

Mi piaci quando taci e sei come distante. E sei come lamentosa, farfalla in sussurro. E mi ascolti da lontano, e la mia voce non ti raggiunge: lasciami che mi taccia con il tuo silenzio.

Lasciami che ti parli anche con il tuo silenzio chiaro come una lampada, semplice come un anello. Sei come la notte, silenziosa e costellata. Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.

Mi piaci quando taci perché sei come assente. Distante e dolorosa come se fossi morta. Una parola allora, un sorriso bastano. E sono felice, felice che non sia vero.

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